Revisione di protesi infetta del ginocchio

Revisione di protesi infetta del ginocchio.




Paziente di a 75 con protesi ginocchio destro dolorosa, cute calda, febbricola. Le alterazioni dell’emocromo e della PCR deponevano per il sospetto di una infezione. Eseguita la scintigrafia con leucociti marcati, questa risultava positiva.

L’esame TC dimostrava zone di scollamento fra osso e cemento. (cerchi rossi)




Purtroppo in questi casi l’unico rimedio consiste nella rimozione dell’impianto infetto.


I germi, generalmente dei gram positivi, si creano una capsula denominata glicocalice che impedisce la fagocitosi da parte dei globuli bianchi e impedisce pure l’azione dei batteri, pertanto l’intero impianto va rimosso.


Data la lunghezza del primo impianto nella tibia , siamo stati costretti a sollevare un opercolo di osso tibiale onde esporre adeguatamente lo stelo intramidollare e rimuovere tutto il cemento del primo impianto.


Durante l’intervento vengono prelevati numerosi frammenti di tessuto per coltivarli ed identificare il germe e a quali antibiotici è sensibile.


Durante l’intervento viene anche realizzato un test denominato come Synovasure ®Alpha DefensinLateral Flow Test che conferma l’inquinamento batterico dell’impianto.


Una volta ripulita la cavità midollare della tibia è stato posizionato, al posto del precedente stelo, uno spaziatore cementato armato con un fil di ferro intrecciato (asterisco).


Il cemento utilizzato era impregnato con gli antibiotici ai quali il germe era sensibile.


Si noti come le superfici ossee una volta rimossa la protesi sono state rivestite con una protesi temporanea fatta con cemento antibiotato.


Questo consente alla paziente di mobilizzare il ginocchio e dideambulare (con bastoni).


Anche questi spaziatori in cemento sono impregnati con antibiotici. A questo si deve sommare una terapia antibiotica endovenosa per un periodo minimo di 8 settimane.


Una volta che gli indici di flogosi si normalizzano, è possibile reimpiantare una nuova protesi



Questo è il risultato dopo il posizionamento dell’impianto definitivo.


Benché si tratti di un percorso lungo ed impegnativo la paziente non ha il dolore che prima presentava, e la Sua qualità di vita è ora molto migliorata